Braccia rubate alla logistica

Al secondo posto

Arrivare al top della carriera, rischiare di sputtanarsi con due dischi mal riusciti e riprendersi con un disco straprodotto e, in potenza, sputtanante, non è da tutti: quasi come se gli U2 negli anni 2000 se ne fossero usciti con un disco al livello di Achtung Baby. Ma qui non si parla di rock da stadio né di epica applicata alla canzonetta, qui si parla di canzonetta applicata allo spasso, allo scazzo, all’unica cosa che posso e vogliono fare quattro musicisti appena decenti – ma che ha un certo punto hanno imparato a suonare, almeno in funzione di ciò che fanno – ma con un sacco di voglia di ubriacarsi, girare il mondo e limonare con le ragazze delle prime file. Oddio, Mark Ronson alla produzione, avrà pensato qualcuno: e invece no, “Arabia Mountain” dei Black Lips più che “prodotto” è “ordinato”, ogni cosa al suo posto ma mai in maniera noiosa, è pulito senza avere paura di dover mettere le pattine per entrare in soggiorno. E ha le canzoni, guardate quanti “singoli” girano su Youtube, e in un altro momento storico (tipo il 1995) anche le masse ne avrebbero goduto. Invece no, ma amen.

In realtà è così in alto perché io, nel 2011, dischi del 2011 così divertenti non ne ho sentiti.

Al terzo posto

Prima del 2011 Gruff Rhys aveva scritto una tonnellata di belle canzoni per i Super Furry Animals e per due dischi solisti, il primo in gallese, arrangiato in cameretta, spartanissimo, il secondo in inglese, meglio arrangiato ma a fedeltà non così bassa, anzi. Il terzo disco solista l’ha pubblicato nel 2011 (all’indomani di questa roba qui) ed è clamoroso, come un disco dei Super Furry Animals di quelli da-scaletta-impeccabile (Guerrilla?) ma capace di una splendida sintesi tra arrangiamenti pop/barocchi e freschezza, appunto “da cameretta”, oltretutto senza schiodarsi quasi mai dalle forme più canoniche di canzonetta. Il titolo è “Hotel Shampoo”.

Questo un esempio impeccabile di canzone-scritta-a-partire-da-un-loop, cosa che soltanto un vecchio lupo di mare dell’Indie Rock anni Novanta saprebbe fare:

Qui la dimostrazione che quando uno sa cantare/scrivere/arrangiare può partire anche da materia prima (giri di accordi) trita e ritrita:

Qui la raffinatezza (accompagnata a un video che lasciamo perdere)

Qui un pezzo dall’EP natalizio che è stata la colonna delle vacanze invernali 2011-2012 in questa casa:

Quattro

Mikal Cronin suona il basso e canta nei Moonhearts, è amicissimo di Ty Segall insieme al quale ha inciso un paio di cover e un disco di garage pop a bassa fedeltà che se lo avessi scoperto due anni fa sarebbe stato in un’altra classifica, ascolta e coverizza roba interessante e un bel giorno ha deciso di uscire con un disco (il proverbiale primo omonimo) che non è solo garagepunk come i Moonhearts, non è solo powerpop come i Flamin’ Groovies, non solo è psichedelico come a volte lo è Ty.

Inutile ribadire (per l’ennesima volta) che se fossimo nel 1996 questa roba andrebbe su MTV. E che a mio personalissimo parere non si tratta di revivalismo fine a se stesso (ne riparleremo).

A fine 2011 Cronin ha pubblicato anche un singolo, degno dell’album.

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