Visto ieri sera Cocksucker Blues. Al di là del segnalare quanto l’approccio del cinema-verité fosse profetico del nostro aggirarci attuale sotto lo sguardo indiscreto di telecamere a circuito chiuso, videofonini, videocamere e altre lenti d’ingrandimento (o di rimpicciolimento, dentro una massa indistinta di “video”), avrei voluto scrivere una mezza recensione del film. Poi ho pensato che ha già detto tutto DeLillo, fra pagina 382 e pagina 385 di Underworld (edizione paperback, New York, Scribner, 1997).
And Klara loved the tunnel blue light and the nothing-happening parts, everybody’s got cameras and they’re shooting nothing happening, and the sound that gets lost in the ceiling tiles.