(cioè, copio e incollo):
Di libri sulla traduzione ce ne sono tanti, ma questo è diverso, perché non tratta di teorie e strategie disancorate dalla realtà ma della quotidianità, quella fatta non solo di dizionari e glossari e
motori di ricerca, ma anche -e soprattutto- di scadenze vessatorie e redattori impietosi e correttori di bozze distratti, e ancora di editor amabili e colleghi affini e autori amici se non quasi fratelli (o sorelle).Il mestiere di riflettere è un libro bellissimo: un caleidoscopio di storie che ben sintetizzano quella vita agrodolce (così la chiama la preziosa Anna Mioni) che è la vita di ciascun traduttore, fatta sì di
gioie, ma anche no. Alcune pagine raccontano il mestiere, altre un libro -in superficie, in profondità- e altre ancora i rapporti -quasi a voler sfatare quel (quasi) falso mito della solitudine del traduttore- con le redazioni delle case editrici, con gli autori, con i colleghi, e ci sono anche pagine che raccontano di come si crea quell’osmosi che ha del magico tra un libro e un traduttore, qualcosa che solo chi l’ha provato conosce.Le parole sono quelle di alcuni tra i più brillanti traduttori editoriali italiani. In rigoroso ordine alfabetico: Federica Aceto (Magic Kingdom di Stanley Elkin), Susanna Basso (La vista da Castle
Rock di Alice Munro), Rossella Bernascone (Calum il rosso di Alistair McLeod), Emanuela Bonacorsi (Capelvenere di Mikhail Shishkin), Rosaria Contestabile (Da madre a madre di Sindiwe Magona), Federica D’Alessio e Chiara Marmugi (Eclipse di Stephenie Meyer), Riccardo Duranti (Festa
di nozze di John Berger), Luca Fusari (Krautrocksampler di Julian Cope), Daniele A. Gewurz (Il pozzo delle trame perdute di Jasper Fforde) Giuseppe Iacobaci (Cargo di orchidee di Susan Musgrave), Eva Kampmann (Gilead di Marilynne Robinson), Anna Mioni (Il bazooka delle verità di Sam Lipsyte), Daniele Petruccioli (Lettere di Mark Dunn), Laura Prandino e Isabella Zani (GraceLand di Chris Abani), Anna
Rusconi (L’arte della scrittura di Lu Ji), Lisa Scarpa (La storia del soldato che riparò il grammofono di Saša Stanišić), Denise Silvestri (Boys don’t cry di Il’ja Stogoff), Andrea Sirotti (Mister Pip di Lloyd
Jones), Paola Vallerga (Gasogramma di Serge Gainsbourg). La prefazione è di Chiara Manfrinato e la postfazione, necessaria, è di Marina Rullo.*Qui, per una volta, gli autori sono i traduttori*.
Di questo libro si parla domattina alle 11.00 nel contesto delle VI Giornate della Traduzione, presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Presentano/moderano/chiacchierano: Chiara Manfrinato, Emanuela Bonacorsi, Chiara Marmugi, Anna Mioni.
Ne avremmo parlato molto volentieri, di traduzione intendo, se un tipo mi-si-nota-di-più-se-non-vengo-ecc. non ci avesse interrotto di continuo. Lo perdono giusto perché il tag “marmugi” è egotrofico. Alla faccia di Petruccioli.
In effetti, non ho mica capito perché Fusari e Petruccioli (a proposito, a che punto stiamo col gruppo su Facebook? ;p) non si siano seduti da quell’altra parte della sala, visto che hanno tenuto banco…
Il tipo interrompeva perché qualcuno l’ha chiamato in causa, mi sa. E a maggior ragione – ma ignaro che si sarebbe trattato di scontro con un titano – quando è sceso in campo il Petruccioli, mannaggia a lui.
ma un riassunto, un bignamino, gli appunti da copiare, per chi era allo stesso tempo e forzosamente in altre faccende affaccendata, no? Umpf!
e le fotine? Ce le mandi vero? Così possiamo esercitare il diritto di censura…
Le fotine temevo fossero brutte e Chiara me l’ha confermato, comunque stanno sulla sua macchina, immagino le abbia già saggiamente cancellate.
Riassunto, riassunto, riassunto!!!!!
Ecco il riassunto: quattro traduttrici tengono banco e ipnotizzano il pubblico. Un Petruccioli (non so come altro definirlo, Petruccioli) interviene, puntualizza, modera, illumina, chiede delucidazioni, delucida a sua volta. Un traduttore si mimetizza fra il pubblico, scatta pessime foto, viene chiamato in causa, sa di non poter reggere il confronto (con le traduttrici, con il Petruccioli) e la butta in caciara come da Biscardi. Nel frattempo piove.
Confermo tutto. E aggiungo che Petruccioli ha persino minacciato di disegnare la copertina del libro alla lavagna. Bendato, perché sennò era troppo facile.
Le foto sono bruttarelle, è vero, i soggetti splendidi.
Nonostante la pioggia, il terreno era in ottime condizioni.