Con grande gioia avviso i naviganti in cerca di primizie di beat italiano corredate da informazioni utili e necessarie che il blog Caveman Beat è tornato a vivere dopo un periodo di stasi – con link attivi, foto e tutto quanto (ultimo post una ghiotta retrospettiva sui Templari).
Ci ho girato attorno per un po’, ho recuperato il recuperabile, e questo è il primo stuzzichino di Beat italiano che riesco a caricare e pubblicare, dodici pezzi selezionati da un corpus davvero sterminato. Unico criterio: che fossero belle canzoni, possibilmente originali (difficile ma non impossibile) e interessanti dal punto di vista dei suoni, degli arrangiamenti o dei testi – tanto per dimostrare che i Rokes o l’Equipe 84 erano la punta di un iceberg di gruppi che non temevano né l’anticonformismo né il ridicolo.
Ecco quindi la scaletta:
1. I Persiani – Sento crescer l’erba
Ovvero “I Can Hear the Grass Grow” dei Move. Sì, cover, ma che suoni e che interpretazione. E poi fa tenerezza: “sento crescer l’erba / vedo il sole nella notte”. Mangiato pesante?
2. I Barabba – Sono stufo di te
Altra cover: “I Need You” dei Kinks. Ma la carica è quella giusta, e come vice-incipit della compilation può bastare.
3. I Balordi – Buona fortuna
Tiro e interpretazione degni del miglior freakbeat inglese, il testo stupisce per franchezza e disincanto e fa lo slalom fra luoghi comuni e rime baciate.
4. I Templari – Non importa
Ovvero: Shapes of Things degli Yardbirds reinterpretata con potenza e freschezza invidiabili. Se n’era già parlato qui.
5. I Trippers – Corruzione
“Giustizia più non c’è / Per gente come me / Ognuno pensa a sé / E si dimentica anche di te”. Intanto la base psych-soul sferraglia indolente e il viaggio inizia a incattivirsi.
6. I 4 Satelliti – Hava Naghila
Nient’altro che uno strumentale surf esotico per dimostrare che anche noi ne facevamo, e soprattutto per chiudere l’ideale lato A della compilation.
7. I Fantom’s – Le insegne pubblicitarie
Per quanto mi riguarda, il più bel pezzo psichedelico italiano degli anni Sessanta insieme a “Finché c’è musica mi tengo su” dei Rokes. Quarant’anni prima che un altro tizio parlasse di uno che fermo in tangenziale non ce la fa più e vuole fare qualcosa che serva, ecco questa specie di pseudo-13th Floor Elevators nostrani che ci riempiono la testa di trapani fuzz , riff pentatonici infiniti e paranoia. Le insegne pubblicitarie ormai sono ovunque.
8. I Raminghi – Buio mondo nero e giallo
Entrati in piena psichedelia ci restiamo: nel mondo buio nero e giallo non va bene un cazzo, l’atmosfera è torbida e soltanto l’apertura nei ritornelli ci dà una speranza di vincere contro chitarre wha serpeggianti e organetti effettati che manco Ray Manzarek. Brutta storia, ragazzi, brutta storia.
9. Gli Elementi – Vivere è amare
Con un titolo del genere ti aspetti Gianni Morandi, invece è un terzinato in loop che esalta ancora una volta la combinazione chitarra ritmica scheletrica + solista fuzz sto-per-esplodere. Il cantato alla Jack Bruce/Cream è commovente.
10. Sensazioni – Il viaggio
Lsd cattivo? Anfe tagliata male? No: direi piuttosto ciucca di lambrusco e Black Sabbath. Filologicamente siamo fuori dal beat, ma l’abbinamento proto-doom + accento emiliano romagnolo è imbattibile. Ho un shiluro nella teshta.
11. Tubi lungimiranti – Abbiamo paura dei topi
Se questa non è psichedelia di prima classe mi mangio il cappello. Grazie all’errore della casa discografica che pubblicò gli acetati in luogo delle registrazioni definitive: in alta fedeltà non sarebbe stata la stessa cosa
12. I Liars – Estremo Oriente
Questa ancora non l’ho capita: forse l’unico esempio di brano pro-americani in Vietnam nella storia della canzone italiana. Non si percepisce un’ombra di sarcasmo né di ironia, e non si può che restare a bocca aperta. “Il pericolo giallo può dilagar”, e via di riff autistici.
NB: nel selezionare mi sono volontariamente disinteressato di filologia e collezionismo, la Rete pullula di siti e blog molto più precisi e corretti in fatto di catalogazione e valutazione.
NB2: lo zip con la compilation si trova a questo indirizzo.
Va bene, c’erano i Rokes, Caterina Caselli, l’Equipe, i Corvi, i Ribelli. Ma allora come oggi esisteva anche un sottobosco fatto di centinaia di complessi che tiravano avanti a furia di feste in balera, repertori infarciti di cover improbabili, e se andava bene uno o al massimo due 45 giri prima dello scioglimento. In rete c’è chi già si è occupato di catalogare, archiviare e diffondere (uno per tutti: Caveman Beat), io molto più umilmente mi sto abbuffando di mp3 raccolti da altri per selezionare quello che mi pare il meglio di un mondo indubbiamente ingenuo, pieno di ambizioni ma povero di mezzi. Il meglio di questa settimana l’ho trovato con:
I Fantom’s – Le insegne pubblicitarie
Ritmo acido ma rilassato, umore paranoico/apocalittico, rara combinazione di testo efficace e musica e arrangiamento validi. Per approfondire, qui.
I Balordi – Buona fortuna
Altro originale fra beat e freakbeat: metrica azzeccata, bei suoni, stile fra primi Kinks ed Electric Prunes con voce molto tirata. Scopriteli qui.
Liars – Estremo Oriente
Su questi non ho trovato nessuna informazione, se non un brano letteralmente incredibile: non so se fosse sarcasmo o ironia, ma penso si tratti dell’unico esempio di canzone che parla della guerra in Vietnam facendo il tifo PER gli americani.
Trippers – Corruzione
Anche qui dominano paranoia e disperazione in rima baciata (“giustizia più non c’è/per gente come me”) su ritmo soul-beat. Nella sua ingenuità, incantevole. Anche qui informazioni assenti.
Poi parleremo anche di testi misogini, banalizzazione musicale o lirica, schizofrenia degli arrangiamenti, ribellismo.