Grazie a EnneEmme mi sono accorto di questo articolo che mi era sfuggito – e c’è poco da meravigliarsene, considerato il livello infimo a cui sono scese le homepage di repubblica.it e dei quotidiani online in genere, che sembra facciano a gara con i peggio portali quanto a miscuglio di serio (poco) e faceto-gossip-riciclaggio esterofilo (molto).
Ad avere il tempo sarebbe il caso di scriverci un libro, sulla morte della civiltà agricola e del suo territorio in questo angolo di Pianura Padana: prima l’assalto del boom, quarant’anni fa e oltre (tutti in fabbrica, tutti a Milano, via dalle campagne), poi nell’ultimo decennio la conversione, degli spazi rurali o ex-industriali in depositi di scatoloni che contengono altre scatole e macchinari per imballare e trasportarle hanno iniziato l’opera di cancellazione (irreversibile, temo) dei segni della civiltà contadina che fino a un secolo fa qui era tutto. Restano le cascine, che quando non sono ristrutturate per farne mini-residence, centri benessere o ristoranti-cum-bar-alla-moda, stanno lì a un passo dal crollo come le vecchie pietre miliari sulla via Emilia, a indicare strade ormai impercorribili, o come le scritte fantasma sulle loro stesse mura.