Radio On

radioonbfidsjNon ricordo più nemmeno quando ne sentii parlare per la prima volta. Doveva essere il 2001 o il 2002, a circa metà delle ricerche per la tesi, prima lettura di “Lights Out for the Territory” di Iain Sinclair. C’era questo Chris Petit, regista, scrittore, complice delle sortite documentaristiche di Sinclair, e c’era questo film: “Radio On”, wendersiano, britannico ma di sensibilità europea, in bianco e nero. All’epoca era introvabile, almeno per me.

L’altra sera finamente sono riuscito a vederlo, nell’ottima riedizione in Dvd da poco disponibile, ben restaurata, con pagine e pagine di libretto e extra audiovisivi di cui parleremo dopo:  non dico sia stata una delusione, ma certo non mi ha aperto gli occhi. Bella la fotografia, suggestivo l’autismo dei personaggi che lasciano parlare i rumori d’ambiente e soprattutto le radio, i giradischi, i juke-box, le cassette e il vinile. Ma la sensazione è stata quella di avere già visto il film in tutto ciò che ha generato: il bianco e nero muto ma eloquente delle foto di Marc Atkins con le quali Sinclair avrebbe illustrato i propri libri fino a metà anni Novanta, la narrazione fatta di scorci e stati d’animo che Petit ha trasferito nei propri romanzi (“Robinson”, e “The Hard Shoulder”: perché nessuno li ha mai pubblicati in italia? Traduttore offresi), e soprattutto l’evocazione su pellicola – e poi in digitale – dell’immaginario urbano ballardiano che ha trovato definitivo compimento vent’anni dopo “Radio On” nella versione filmica di “London Orbital”.

Per questo in fondo mi sembra che la parte migliore del Dvd (escluse ovviamente le preziose interviste a Petit e al produttore Keith Griffiths) sia quel “Radio On (Remix)” che sovrappone 35mm in bianco e nero a Hi8 a colori, immagini del passato e inseguimento di ricordi nel presente (o in un passato meno lontano, parliamo del 99/2000), fonti musicali sonore d’epoca e sensibilità plunderfonica moderna – anche qui, come in “London Orbital”, magnifico l’intervento manipolatorio di Bruce Gilbert – a trasmettere l’inquietudine e la tensione della storia perduta che pesa sul qui-e-ora nei luoghi un tempo immortalati e oggi demoliti, ristrutturati o, più di rado, sopravvissuti.

Ma come sempre c’è chi ne sa parlare meglio di me:

Radio On is music and weather, a pair of interesting German women, a bottled-up squaddie, a cameo by Sting, Silbury Hill; Weston-super-Mare as Lord Archer never imagined it even in his darkest moments, a Bristol hotel and flyover unmatched in British cinema for their power of poetic displacement. Nothing that engages our attentions actually happens, but the film is superbly shot. It’s already, at the start of Petit’s Career, an essay in paranoia, anxiety, tension, restlessness – relieved by twilight reverie, drowned visions through a car window, quarries in the rain, night cities.

(Iain Sinclair, Lights Out for the Territory)

London Orbital

London Orbital

Lunedì 21 aprile, all’interno del ciclo “Docucity – Documentare la città”, verrà proiettato il lungometraggio London Orbital, di Iain Sinclair e Chris Petit (UK, 2002). La proiezione sarà introdotta dalla prof. N. Vallorani, curatrice dell’omonimo volume scritto da Iain Sinclair e tradotto dal sottoscritto. L’orario: 12.30, il luogo l’aula T9 del Polo di mediazione culturale e comunicazione dell’Università Statale di Milano, in Piazza Indro Montanelli 1, Sesto San Giovanni.