A zonzo

Nuova compilation su 8tracks, dopo che non meglio precisati problemi al caricatore-flash mi avevano impedito di metterci mano. Nel frattempo ho dimenticato la scaletta, perciò butto lì questi otto brani come antipasto di the best of 2009 e the best of the 2000’s, ammesso che abbia tempo e voglia di farli.

1. Paul Weller – Driving Nowhere
Dalle BBC Sessions, uscite in quadruplo Cd con ottomilioni di note di copertina. La versione ridotta in due Cd, come succede in molti casi, è un impeccabile best of. Le migliori sono le versioni acustiche, come questa.

2. Kurt Vile – Dead Alive
Vocione, strutture circolari più qualche abbozzo di canzone, delay corti che lasciano un po’ spaesati: “Childish Prodigy” è un album ostico soltanto all’apparenza, lo sto ascoltando da qualche settimana ma promette bene.

3. Dan Melchior und Das Menace – Williamsburg, Brooklyn
All these painters who don’t paint any picture, these musicians who don’t write any song, let’s relocate them to ghettoes in the city etc.

4. Style Council – My Ever Chainging Moods
Quel sapore di plastica ciucciata indossando un maglioncino con scollo a V.

5. The Lambrettas - Another Day, Another Girl (Page 3)
Visto che siamo in Inghilterra tra scooter e vestitini, un’occhiatina al Sun.

6. Cheap Time – Too Late
Avrei voluto mettere un pezzo dal disco di Jeffrey Novak, che sicuramente finirà nella top 10 dell’anno. Invece ecco i Cheap Time. Il suo gruppo. Punk. Aha.

7. Thomas Function – Picking Scabs
Nella classifica dei dischi belli più ignorati del 2009

8. Mission of Burma – Comes Undone
Idem. Dell’album (tutto) si dovrà parlare diffusamente. Anche nella classifica “vecchi che bagnano il naso ai giovani”

Aut-unno

Titolo orrendo per compilation si spera almeno piacevole.

La scaletta:

1. Orthodox – Marcha de la Santa Sangre
Spagnoli, iniziano Doom, proseguono sporcandosi di jazz e folk, giungono a un album, “Sentencia”, fatto soprattutto di improvvisazione. Immaginario da Settimana Santa Apocalittica. Questa è l’intro del disco e della compilation. Ciao Morricone.

2. Lou Barlow – One Machine, One Long Fight
Uno dei pezzi migliori da “Goodnight Unknown”, appena uscito su Domino Records. La batteria (a cura di Dale Crover) farcisce a dovere questo e altri pezzi e e ne irrobustisce la trama acustica. E Barlow è Barlow.

3. Dan Melchior und das Menace – Caffeine and Alcohol
Melchior (nella foto) è il re del 2009. Dal secondo disco pubblicato quest’anno, “Obscured by Fuzz”. Bzzzzzzzzz.

4. Jeffrey Novak – One of a Kind
Altro re dell’anno, altro pseudo-erede barrettiano oscurato dal fuzz. Questa è uscita su 45 giri ed è il pop più sensato del momento.

5. Sic Alps – Superlungs my Supergirl
Purtroppo non hanno inciso album, quest’anno, altrimenti sarebbero già nella top ten 2009. Questo è il lato B dell’ultimo singolo pubblicato la scorsa estate. L’ombra di Barrett si allunga anche qui, nella Terra dei Due Accordi di You Really Got Me.

6. The Dutchess and the Duke – Scorpio
L’unico difetto del loro secondo album, appena uscito,  è che ci sono troppi brani lenti/tristi. Presi a piccole dosi però sono impeccabili, e questo è uno dei migliori.

7. The Fall – Spectre vs Rector 2
I Fall stanno bene dappertutto.

8. Om – Cremation Ghat II
Brano lungo monotono e con parecchie velleità mistico-esoteriche a chiudere la compilation.  Olé.

Trovate tutto su questa pagina.

Tracce altrui

Per fortuna ci ha pensato Starmelt a postare qui e qui due compilation che mi frullavano in testa da giorni e non ho avuto tempo o voglia di assembalre. Grazie tante.

La fine verrà

Compilazione casuale

Su 8tracks come al solito. (13th Floor Elevators, Joe Jackson, Milk Kan, Pheromoans, Tom Zé, Robert Wyatt, Master Musicians of Bukakke,Make-Up)

Sento crescer l’erba: 12 tracce di beat italiano

fantomsCi ho girato attorno per un po’, ho recuperato il recuperabile, e questo è il primo stuzzichino di Beat italiano che riesco a caricare e pubblicare, dodici pezzi selezionati da un corpus davvero sterminato. Unico criterio: che fossero belle canzoni, possibilmente originali (difficile ma non impossibile) e interessanti dal punto di vista dei suoni, degli arrangiamenti o dei testi – tanto per dimostrare che i Rokes o l’Equipe 84 erano la punta di un iceberg di gruppi che non temevano né l’anticonformismo né il ridicolo.

Ecco quindi la scaletta:

1. I PersianiSento crescer l’erba
Ovvero “I Can Hear the Grass Grow” dei Move. Sì, cover, ma che suoni e che interpretazione. E poi fa tenerezza: “sento crescer l’erba / vedo il sole nella notte”. Mangiato pesante?
2. I BarabbaSono stufo di te
Altra cover: “I Need You” dei Kinks. Ma la carica è quella giusta, e come vice-incipit della compilation può bastare.
3. I BalordiBuona fortuna
Tiro e interpretazione degni del miglior freakbeat inglese, il testo stupisce per franchezza e disincanto e fa lo slalom fra luoghi comuni e rime baciate.
4. I TemplariNon importa
Ovvero: Shapes of Things degli Yardbirds reinterpretata con potenza e freschezza invidiabili. Se n’era già parlato qui.
5. I TrippersCorruzione
“Giustizia più non c’è / Per gente come me / Ognuno pensa a sé / E si dimentica anche di te”. Intanto la base psych-soul sferraglia indolente e il viaggio inizia a incattivirsi.
6. I 4 SatellitiHava Naghila
Nient’altro che uno strumentale surf esotico per dimostrare che anche noi ne facevamo, e soprattutto per chiudere l’ideale lato A della compilation.
7. I Fantom’sLe insegne pubblicitarie
Per quanto mi riguarda, il più bel pezzo psichedelico italiano degli anni Sessanta insieme a “Finché c’è musica mi tengo su” dei Rokes. Quarant’anni prima che un altro tizio parlasse di uno che fermo in tangenziale non ce la fa più e vuole fare qualcosa che serva, ecco questa specie di pseudo-13th Floor Elevators nostrani che ci riempiono la testa di trapani fuzz , riff pentatonici infiniti e paranoia. Le insegne pubblicitarie ormai sono ovunque.
8. I RaminghiBuio mondo nero e giallo
Entrati in piena psichedelia ci restiamo: nel mondo buio nero e giallo non va bene un cazzo, l’atmosfera è torbida e soltanto l’apertura nei ritornelli ci dà una speranza di vincere contro chitarre wha serpeggianti e organetti effettati che manco Ray Manzarek. Brutta storia, ragazzi, brutta storia.
9. Gli ElementiVivere è amare
Con un titolo del genere ti aspetti Gianni Morandi, invece è un terzinato in loop che esalta ancora una volta la combinazione chitarra ritmica scheletrica + solista fuzz sto-per-esplodere. Il cantato alla Jack Bruce/Cream è commovente.
10. SensazioniIl viaggio
Lsd cattivo? Anfe tagliata male? No: direi piuttosto ciucca di lambrusco e Black Sabbath. Filologicamente siamo fuori dal beat, ma l’abbinamento proto-doom + accento emiliano romagnolo è imbattibile. Ho un shiluro nella teshta.
11. Tubi lungimirantiAbbiamo paura dei topi
Se questa non è psichedelia di prima classe mi mangio il cappello. Grazie all’errore della casa discografica che pubblicò gli acetati in luogo delle registrazioni definitive: in alta fedeltà non sarebbe stata la stessa cosa
12. I LiarsEstremo Oriente
Questa ancora non l’ho capita: forse l’unico esempio di brano pro-americani in Vietnam nella storia della canzone italiana. Non si percepisce un’ombra di sarcasmo né di ironia, e non si può che restare a bocca aperta. “Il pericolo giallo può dilagar”, e via di riff autistici.

NB: nel selezionare mi sono volontariamente disinteressato di filologia e collezionismo, la Rete pullula di siti e blog molto più precisi e corretti in fatto di catalogazione e valutazione.

NB2: lo zip con la compilation si trova a questo indirizzo.

“Back to Mine”

…e poi il problema dei dischi solisti di Paul Weller è che sembrano quasi sempre quelle compilation alla “ecco le mie ispirazioni” oppure “cosa ascolto quando mi rilasso”, però con i pezzi scritti di suo pugno anziché pescati dal repertorio altrui.

(questo per dire che è uscito un nuovo disco di Paul Weller, si intitola “22 Dreams” e non è affatto male: lungo – 22 fra canzoni e interludi strumentali – e ambizioso, ma più robusto e coerente rispetto agli ultimi).