Metri cubi!

Greta Boni dal Cittadino di ieri:

L’avanzata del cemento non risparmia niente e nessuno: da Lodi a Milano i capannoni hanno “mangiato” senza sosta la campagna. Nel Lodigiano, secondo i dati dell’Istat, tra il 2000 e il 2006 sono stati costruiti 518 capannoni, ogni anno sono stati “bruciati” un milione di metri quadrati di terreno. Nell’hinterland milanese, invece, nell’arco di dodici anni sono spuntati 32mila edifici industriali, una media di due complessi all’anno per ogni comune della Lombardia. Il guaio è che molto spesso si tratta di un consumo di suolo inutile: numerosi capannoni restano a lungo invenduti o sfitti.n i capannoni deserti La Fiaip (Federazione italiana agenti immobiliari professionali) segnala un calo superiore al sette per cento per quanto riguarda le compravendite di capannoni in tutta la regione. Si cerca di vendere o affittare, ma la domanda è svanita.«La cifra vale anche per il Lodigiano – spiega Davide Mecca, presidente della Fiap di Lodi -, dove il mercato per questo tipo di edifici ha piccole dimensioni. Può essere appetibile solo se i prezzi riescono a non superare certi limiti e se le infrastrutture si muovono».Il problema è stato sollevato proprio in questi giorni da Legambiente, che non solo ha diffuso i dati dell’Istat, ma ha anche puntato il dito contro la “deregulation” voluta dal Pirellone, attraverso una legislazione che ha privilegiato gli insediamenti produttivi senza preoccuparsi del loro contenuto. «Purtroppo si tratta di una situazione generalizzata – afferma Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia -, si tende a costruire dove il terreno è agricolo e si costruisce molto di più in superficie. Per il futuro non sono fiducioso, è vero che questo è un momento di crisi, ma le misure del Governo non aiutano». Legambiente ha già presentato una proposta di legge per frenare il consumo di suolo, nel giro di pochissimi giorni sono state raccolta più di mille firme.Nel weekend il consiglio comunale di Lodi ha dato il via libera – fra le polemiche – al Business Park, il polo di insediamento per le imprese considerato da molti come l’ennesima colata di cemento. «È certamente un sacrificio di terreno – commenta Di Simine -, ci auguriamo che possa essere applicato il criterio che sta alla base della nostra proposta: applicare cioè una compensazione, in questo caso si tratterebbe di restituire alla comunità il verde tolto»

Idea per uno studio

Ricostruire evoluzione e declino della società agricola padana mettendola in relazione allo sviluppo architettonico delle cascine e alla loro morte e resurrezione in forma di 1) ruderi 2) agriturismi 3) alveari bucolici per esuli cittadini che inseguono il sogno della campagna tranquilla e delle finiture di pregio (a pochi km dal casello più vicino).

(Nella mappa, l’Immobiliare si è dimenticata di segnare il logistic park Ferrari e altre amenità di zona).

Braccia rubate alla logistica

La Provincia di Lodi boccia i progetti del comune di Massalengo, che puntava a un ampliamento della logistica di cascina Postino e alla realizzazione di un nuovo casello autostradale: via libera invece per la nuova tangenziale a Motta Vigana, il sindaco De Marco non ha però intenzione di cedere sulla realizzazione di altri insediamenti produttivi

(Dal Cittadino di oggi 23 settembre)

La cosa buffa è che li chiamano “insediamenti produttivi” ma a occhio e croce sono luoghi in cui non si produce niente: otto su dieci sono impianti di logistica e stoccaggio, gli stessi che dobbiamo ringraziare se nel 2008 per andare da San Colombano a Lodi, distanza una ventina di chilometri, si impiegano 30 minuti, e se Motta Vigana, frazione del comune di Massalengo (LO), abitanti credo meno di mille, ha bisogno di una nuova tangenziale per risolvere i problemi di traffico.

Ma sul sito di Cascina Postino, del magnate della logistica Antonio Ferrari, il sindaco non è ancora pronto a gettare la spugna. «È ovvio che l’ampliamento di 120mila metri quadrati, ipotizzato nei mesi scorsi, era finalizzato a reperire le risorse necessarie a costruire una strada dalle caratteristiche provinciali in proprio – ha commentato ancora De Marco – . In questa fase anche per noi il sito è concluso, ma la provincia non può impedire la crescita e lo sviluppo del paese in eterno, anche perché la legge regionale 12 concede pieni poteri ai comuni di pianificare il proprio territorio. Per ora aspettiamo di stipulare la convenzione e ci attrezziamo per avere una viabilità adeguata a supportare futuri insediamenti».

(Sempre dal Cittadino)

Crescita e sviluppo, crescita e sviluppo, ricordatevelo bene.