Ovvero: visti i Buzzcocks, venerdì sera a Milano. Più che saggia la scelta di mettere due ragazzotti al basso e alla batteria, a garantire velocità e potenza ai pezzi. Meno condivisibile la scaletta, che ha visto l’esecuzione completa di “Another Music in a Different Kitchern” e “Love Bites”, più singoli annessi e connessi. Personalmente era la prima volta che assistevo a un concerto modello “L’Artista esegue il suo/i suoi Album più Celebri” e devo dire che la trovo una scelta ambigua: da una parte rassicura (sì, faranno DI SICURO Fast Cars o Sixteen Again), dall’altra azzera qualsiasi effetto-sorpresa nella scaletta (uh, hanno finito Real World, adesso parte DI SICURO Ever Fallen in Love). Altro effetto collaterale tremendo, la durata totale del concerto: saranno anche canzonette pop-punk, ma un concerto così non può durare un’ora e tre quarti (in generale un concerto che duri più di un’ora e un quarto rischia di essere noioso), peggio ancora in un calderone bollente e sudato com’era il Musicdrome venerdì sera.
Nota di colore, la compresenza, sotto lo stesso tetto e per lo stesso motivo, di pressoché tutte le sottoculture giovanili nate dal 1979 a oggi, in un tripudio di abbigliamenti e pettinature diverse.
(la qualità del video non è granché ma rende)

RSS - Posts
Camminando scopriremo che anche Milano, libera dai luoghi comuni e dalla fretta che la soffocano, ci dice molto sul tempo che viviamo, sugli uomini che siamo.