Paul Weller – Tu mi fai qualcosa

Da tempo noto che tra i referrer che portano visitatori a questo sito compare stabilmente “Paul Weller You Do Something To Me Traduzione”. Ho quindi deciso di soddisfare la curiosità, fosse ancora viva, di chi cerca questo testo in italiano, offrendone però non una traduzione ma una versione alla maniera dei parolieri italiani di musica leggera di un tempo, rispettando quasi sempre la metrica ma prendendomi qualche licenza rispetto all’originale. Immaginatela riproposta da I Califfi, I Lupi o i Fantom’s.

Tu mi fai qualcosa / nel profondo, sai
Resto appeso al filo / amor non trovo mai
Compi meraviglie / e ne fai piazza pulita
Rimescoli emozioni e turbi la mia vita

Sempre appeso al filo / aspetto novità
Danzo tra le fiamme / per bruciar di fuoco / e vitalità

Tu mi fai qualcosa / nel profondo sai
Spero in una pace / che non sfioro mai

Danzo tra le fiamme / per scottarmici
Per avvicinarti / quanto basta a dirti che

Tu mi fai qualcosa… etc.

Paul Weller, Villa Arconati, 9 luglio 08

Pro: gruppo impeccabile, roadies impeccabili, fra cambi di chitarre e strumenti si vede che è una macchina rodatissima. E i musicisti suonano, altroché se suonano. Pro: lui è ancora decisamente in forma, parte forse un po’ in sordina, poi inizia a sbevazzare e sfumazzare e si scalda, altroché se si scalda. Pro: “You Do Something To Me”, una bellissima “Changing Man”, i pezzi dell’ultimo album che dal vivo funzionano, altroché se funzionano, e “Eton Rifles”, tanto per scatenare i nostalgici presenti (me compreso, non proprio nostalgico ma di sicuro più innamorato dei Jam che del resto della carriera di Weller). Contro: scaletta altalenante, qualche bel ripescaggio (“Shadow of the Sun”, “Wild Wood”) ma anche qualche momento-fuffa. Contro: l’illusione – capita spesso, con certi colossi – di andare a vedere un Greatest Hits, quando invece è stato lo showcase della carriera recente di un professionista impeccabile, e l’amaro in bocca per non aver ascoltato qualche Pezzo Forte dal passato remoto.

In ultimo, pro: le due persone che rinunciando all’ultimo momento alla prenotazione ci hanno lasciato due comodissimi posti in prima fila (ecco perché una volta tanto sono riuscito a fare delle foto guardabili a un concerto).

“Back to Mine”

…e poi il problema dei dischi solisti di Paul Weller è che sembrano quasi sempre quelle compilation alla “ecco le mie ispirazioni” oppure “cosa ascolto quando mi rilasso”, però con i pezzi scritti di suo pugno anziché pescati dal repertorio altrui.

(questo per dire che è uscito un nuovo disco di Paul Weller, si intitola “22 Dreams” e non è affatto male: lungo – 22 fra canzoni e interludi strumentali – e ambizioso, ma più robusto e coerente rispetto agli ultimi).