Alcune banalità (o, del nuovo disco dei SFA)

sfa

– Dovevo immaginarlo, che dopo un disco di canzoni brevi, ne avrebbero inciso uno di canzoni lunghe.

– Dovevo immaginare anche che dopo un disco di ritornelli sarebbero passati a un disco di suoni e arrangiamenti con canzoni dalla struttura esilissima.

– Potevo immaginare che dopo un’accoglienza tiepida, qualche ascolto in auto – notturno, per di più – mi avrebbe fatto parzialmente ricredere.

Questo per dire che “Dark Days / Light Years” è un buon disco, piacevole per me che ormai ascolto tonnellate di dischi ma mi affeziono a non più di 5-6 titoli all’anno e che, se posso, vado sul sicuro (in questo caso il sicuro sono la voce di Gruff Rhys, filtratissima, certe melodie a presa rapida, e la farcitura multistrato delle basi, che passano con scioltezza dall’elettronico d’accatto all’hard rock al pop che tanto ce piasce). Le canzonette non ci sono, il lavoro di cesello e lima sui suoni sì, e quando la componente kraut-psichedelica esce allo scoperto (come nella sequenza degli ultimi quattro pezzi, un blocco di 20 minuti più o meno allo stesso, incessante ritmo) è davvero un bel sentire. Avanti così, e se ci fossero state un paio di tracce in meno sarebbe stato da quattro stelle.

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