Graham Coxon – The Spinning Top

coxonLasciamo perdere i Blur: avesse inciso in vita sua soltanto gli ultimi due dischi (prima di questa novità), Happiness in Magazines e Love Travels at Illegal Speeds, ci si sarebbe resi perfettamente conto di quanto fosse bravo come chitarrista e arrangiatore. Che poi Graham Coxon fosse un autore eccelso o no, è un altro paio di maniche. Personalmente adoro Happiness, e Love Travels mi piacicchia ma senza farmi impazzire. Ma torniamo ai dati di fatto: Coxon ha sempre suonato bene, scritto bene, a volte benissimo, ma il solco lungo il quale procedeva spedito e sicuro era quello della canzone pop-powerpop-mod britannica, con qualche sconfinamento nell’indierock americano e nei recessi più tamarri del glam anni 70.

(In lingua non-snob: canzonette accattivanti a base di chitarre).

Poi dev’essere successo qualcosa, nello specifico un corso intensivo di chitarra fingerpicking, indipendenza totale delle cinque dita della mano destra sulle corde, e un talento sopra la media nell’applicare l’appena acquisita perizia alle canzoni in via di scrittura. Il risultato è  un disco appena uscito, The Spinning Top, che ha come unica pecca – forse – quella di essere un po’ lungo, più di sessanta minuti. Per il resto siamo nella Serie A del cantautorato inglese, con qualche concessione alle atmosfere d’Oltreoceano per via del fingerpicking di cui sopra, impianto sonoro per lo più acustico-percussivo con qualche misurata incursione elettrica (l’ho già scritto che è un ottimo arrangiatore?) propriamente rock, ma per il resto una vera gioia per le orecchie. E se non ci credete ripassatevi i video della serie Beccati questo, Damon! pubblicati nei giorni scorsi (per immaginare la versione definitiva dei brani, aggiungete alle già strepitose versioni chitarra-voce un’altra chitarra, appena accennata, armonie vocali ad hoc e di tanto in tanto lo strumentino etnico o elettrico che non ti aspetti).

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3 pensieri riguardo “Graham Coxon – The Spinning Top

  1. (ricevuto oggi in carne e ossa: ci suonano, e tanto, anche Robyn Hitchcock e Danny Thompson, tanto per chiudere il cerchio con la tradizione, e malgrado il votaccio preso da Pitchfork che sicuramente gli alienerà le simpatie di gente più à la page, continua a piacermi un sacco)

  2. Prego!

    Però occhio che Hitchcock ci suona chitarre elettriche, e non canta! In compenso Thompson si sente eccome. E aggiungo anche la dedica, chiara e tonda, a Davy Graham e John Martyn.

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