Non un incipit, ma una citazione sì

rifugiatiA differenza del basket, del baseball o del football, giochi che ripartono da zero dopo ogni azione, il calcio si sviluppa in maniera fluida e continua. Per capire com’è stato segnato un gol devi ripercorrere l’azione all’indietro, lungo la sequenza di passaggi e decisioni, seguire il movimento dei giocatori che si allontanano dall’azione per riapparire a sorpresa in uno spazio vuoto a creare o sprecare opportunità, fino al primo tocco. Se a segnare è stato un giovane profugo liberiano, e l’assist è venuto da un ragazzo del Sudan meridionale in collaborazione con un giocatore del Burundi o un curdo iracheno – su un campo da gioco della Georgia, Stati Uniti d’America, nientemeno – capirne le origini significa seguire il rapporto di causalità all’indietro nel tempo ben oltre il fischio d’inizio.

Warren St. John ha scritto un libro sui tifosi di football universitario americano. Poi ha iniziato a seguire le vicende dei Fugees, una squadra di calcio giovanile formata da ragazzini di tutto il mondo sbattuti negli Stati Uniti da guerre, carestie, colpi di stato e simili, e allenata da una donna. Il libro è uscito poco tempo fa in America e fra qualche giorno, veloce come il vento, ne comparirà anche la versione italiana, tradotta dal sottoscritto. Warren St. John presenterà “Rifugiati Football Club” il 25 giugno alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires a Milano. Altre info qui.

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