Parlarsi addosso #1: Spiritualized

Ho capito: lo scopo di anni e anni di ascolti delle musiche più disparate, eterogenee e diverse è soltanto quello di assimilare il maggior numero di ingredienti possibili, darli per scontati e puntare dritto alla musica senza orpelli, senza strutture, senza variazioni, con il minimo indispensabile di progressioni armoniche. Se no non mi spiegherei l’entusiasmo sfrenato con il quale ho accolto la comparsa dei dischi 2 e 3 del Cofanetto Super Deluxe di “Ladies and Gentlemen we are Floating in Space”, riedizione (nemmeno la prima, penso) di un album che dall’anno della sua uscita – 1997 – all’altro ieri ho avuto tempo di ascoltare miliardi di volte e imparare quasi a memoria. (“e la cosa grandiosa è che ogni volta che lo ascolti salta fuori qualcosa di nuovo”, direbbe il rock snob).

Dico: i dischi 2 e 3 perché sull’1 c’è l’album completo, del quale, siamo onesti, non mi frega niente di sapere se è rimasterizzato, super-rimasterizzato o rimixato: l’originale, ho detto, lo conosco a memoria, e tanto mi basta. Sui Cd bonus, invece, ci sono versioni monche, provvisorie e/o alternative della scaletta, una cosa che letta sulla carta dovrebbe far calare il sonno e le ragnatele sulle palpebre del più entusiasta degli ascoltatori (“solo per fan sfegatati!” direbbe il rock snob), la classica operazione filologica zavorra-Cd.

Invece si dà il caso che siccome Jason Pierce è un cazzo di genio egli non abbia perso l’occasione di pastrugnare un po’ con mix e remix compiendo così un’operazioncina degna dei compilatori di colossi acustici come il cofanetto “Jack Johnson” di Miles Davis, ovvero: al posto di cinquanta alternate takes dello stesso pezzo tutte in fila che divergono una dall’altra perché nella uno c’è la tromba e nella cinque il flicorno, operare una spudorata distribuzione orizzontale degli elementi verticali che compongono i pezzi. Cioè, non il panino ma prima una fetta di pane, poi il formaggio, l’insalata, eccetera.

Certo, se a fare una cosa del genere è un cialtrone non si ha altro che una sfilza di ingredienti e punto. Se invece a controllare il gioco è un cazzo di genio come Jason Pierce saltano fuori monoliti come la pluri-versione di “Ladies and Gentlemen”, il brano che apre la scaletta originale. Di per sé, per come è stato pubblicato, è un incastro/sovrapposizione/inseguimento di voci e cori e melodie e armonie che ti fa chiedere dove diamine abbia trovato la pazienza di 1) arrangiarlo 2) mixarlo. Nella versione-cofanazzo i tre minuti e quaranta dell’originale si dilatano fino a circa dieci, ne assaggiamo gli ingredienti ma ognuno cucinato come fosse una portata a sé (“Can’t Help Falling in Love”, quattro linee melodiche diverse, il Coro Gospel, il Flanger sbarazzino), lo vediamo in versione quasi piena, poi ri-sfugge. Seguendo una logica di arrangiamento e ri-distribuzione, come fosse un über-remix lanciato in sei direzioni diverse.

Lo stesso discorso si potrebbe applicare pressoché a ogni traccia della scaletta originale, e la conclusione è una, semplicissima: i dischi 2 e 3 del Cofanazzo Super Deluxe (“Super deluxe” non è una mia iperbole, si chiama davvero così) sono un altro disco, almeno quanto lo erano i remix degli stessi brani pubblicati quasi immediatamente dopo l’album. Se sia necessario conoscere le fonti per goderne, me lo sto chiedendo io stesso, ma forse la risposta è no, perché all’ascolto la mia prima reazione non è stata “ehi, ecco cosa c’è sotto/dietro/sopra il tale brano” ma semplicemente “che figata”.

Perciò, finché funzionano i link, godetene.

E adesso basta, ché mi sono dilungato già troppo e il rock snob rischia di avere la meglio: il discorso sulla musica priva di variazioni lo facciamo un’altra volta.

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