A proposito del nuovo disco degli Spiritualized

Avevo tra le bozze una mezza tirata riguardo al nuovo album degli Spiritualized:

Dice Bene Solventi su Sentireascoltare: la summa delle sue ambizioni e delle sue influenze, il capolavoro, la cifra stilistica del suo gruppo Jason Pierce l’ha distillata nel corso di tre album e consegnata alla storia con un capolavoro, Ladies and Gentlemen We’re Floating in Space. Dopo quello, l’accademia, il gigantismo orchestrale (Let It Come Down), il ritorno a strutture e arrangiamenti più snelli e asciutti (Amazing Grace), la riduzione all’osso della poetica e della strumentazione, con tanto di famigerata tournée acustica (Songs in A+E) – altro luogo comune dei gruppi rock insieme a quello che situa il picco creativo attorno al terzo album (luogo comune opinabile, ma è un altro discorso). Oggi Sweet Heart, Sweet Light, che altro non è che un disco fatto con mestiere, raffinatissimo e di qualità rara, ma pur sempre mestiere.

Poi ho letto questa intervista – ennesima chiosa al taking drugs to make music to take drugs to – e mi è passata la voglia.

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