Recensioni a perdifiato e foto con zoom pixelati: Thee Oh Sees, Milano, 11_06_12

Gli Oh Sees suonano una cinquantina di minuti, ma talmente dritti e veloci e serrati che sembra suonino un’ora e mezza, e quell’ora e mezza passa in mezz’ora. John Dwyer suda come non ho mai visto nessuno sudare sopra un palco e suona come se avesse la chitarra in braccio dall’età di tre anni (e da allora non si è mai più allungato la tracolla), accorda a orecchio in sol aperto e poi torna all’accordatura standard come se niente fosse. Il bassista è uno skinhead e suona la chitarra – ma in realtà è John Simm di Life on Mars –  il batterista è tanto placido quanto implacabile, la tastierista a un certo punto ha detto “non rompere le palle” in italiano a qualcuno e non ho capito bene con chi ce l’avesse – stavo in terza fila ma defilato causa pogo dei giovani.

Bene all’organizzazione che ha messo a tacere tutto il mio brontolare preventivo, c’era scritto dieci, è cominciato tutto alle dieci (infatti ci siamo persi gli Assyrians – che a occhio e croce non mi sarebbero piaciuti, a differenza dei Lonewolff che la loro mezz’oretta di caciara l’han fatta e me la sono goduta), a mezzanotte e mezza si era già sulla strada del ritorno. E non è neanche piovuto.

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