Retorico, quasi nostalgico, ma glielo dovevo: Tindersticks, Villa Arconati, 24/07/12

Ah, se me le ricordo, le serate a teatro in quarta o quinta superiore.

Ma no, non ricordo un tubo, se non che dal teatro, se era abbastanza in centro, e di solito lo era, sgattaiolavamo prima dello spettacolo verso Piazza del Duomo a curiosare dentro il Virgin Megastore, quel posto pieno di dischi e merchandising dove si andava, nei periodi di buona e di mance in tasca, soltanto il sabato pomeriggio. Sì, doveva essere la quarta superiore, se non avevamo la patente, quindi il ’93 o il ’94, anche perché la sera che comprai il Primo Omonimo dei Tindersticks quel disco era anche l’unico che avessero mai inciso, di cui avevo letto misteriose recensioni l’estate prima su un qualche periodico inglese (poi anche su Rumore) e ascoltato qualche estratto su Stereonotte.

Per me quel disco rimane a tutt’oggi il miglior album dei Tindersticks – per le canzoni che contiene, per com’è registrato (tutto sommato male, ma erano gli anni del lo fi), per l’aura magica che ricordi vecchi di quasi vent’anni non possono non avere – ma questo non vuol dire che dopo non abbiano fatto niente di buono, anzi: negli anni si sono smontati e rimontati, si sono baloccati con le orchestre, i suoni acustici e spartani, il soul, senza mai una caduta di tono o di stile. Non ne vado più così pazzo, dal mio cuoricino non sono più usciti e  non li avevo mai sentiti dal vivo: almeno una presenza gliela dovevo.

E ieri sera sono stati impeccabili, pure troppo: a parte questa (dal primo omonimocome incipit strappacore, un’ora abbondante passata in un attimo e giustamente incentrata sull’ultimo album: sono passati vent’anni, lasciateci fare quello che facciamo adesso, e urlate “City Sickness!” prima dei bis quanto vi pare. Per il resto, suoni perfetti, pubblico composto, una sezione ritmica che vorrei tutte le mattine sotto le finestre di casa a suonarmi la sveglia, automatismi robotizzati dei due roadie durante i cambi di strumentazione: spostavano, ricevevano, consegnavano, spegnevano, accendevano, accordavano, correggevano con una precisione da trapezisti.

Un po’ da stronzi la birra (una bionda qualsiasi, 40 cl nel bicchiere di plastica) a cinque euro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...