Il ritorno delle foto approssimative e delle recensioni vecchiettiste: Mombu + Rangda, Milano 12 ottobre 12

Non mi è mai capitato, mai, di addormentarmi a un concerto, ma stavolta ce la stavo facendo. Non ho più il bioritmo da Cox 18 dei bei tempi, quello che ti tiene in piedi anche se esci alle 22.30 e aspetti fino alla una che comincino a suonare. A una cert’ora, il mio corpo ha bisogno di spegnersi, di riposare, non reagisce più agli stimoli e diventa una spugna gonfia di stanchezza. Fine parentesi vecchiettismo: in fondo ho tenuto duro e mi sono addormentato in macchina al ritorno, quasi non mi accorgo neanche della prima stagionale della Nebbia sulle strade del lodigiano.

Chissà se anche i Rangda erano stanchi o debilitati da un bioritmo galeotto (o dal jetlag, non so da quanti giorni fossero in europa): per tutta l’ora scarsa del concerto hanno dato l’idea di essere sì bravissimi ma di viaggiare anche al di sotto delle loro possibilità, un po’ come se il totale di quello che fanno fosse inferiore alla somma delle parti Chasny + Bishop + Corsano. Sai che sono strumentisti eccellenti, conosci i dischi che hanno inciso da solisti o con altre formazioni (a proposito, dice Chasny che con i Six Organs of Admittance – nell’attuale versione pseudo-Comets on Fire – non viene in Italia perché il promoter gli ha detto “o con loro o con i Rangda, vedi tu”), ti aspetti fuoco e fiamme, e invece questi scelgono il senso della misura, l’improvvisazione forsennata ma mai a briglia sciolta oppure la costruzione dell’atmosfera con la timbrica e le sfumature. E rimani un po’ deluso. Un po’ come quando scopri che oltre a imbracciare una impopolarissima Stratocaster (chi la usa più la Strato? è così poco di moda che potrebbe tornare di moda), Ben Chasny-uno-dei-tuoi-chitarristi-preferiti usa come distorsore un BOSS HYPER METAL.

Poi, oh, con Chasny non è neanche la prima volta che non mi va benissimo.

Altro handicap per i Rangda così tranquilli e posati è stato suonare dopo i Mombu. Li avevo già sentiti, non mi avevano fatto impazzire, continuano a non farmi girare la testa (credo di avere già dato, con tutti i concerti degli Zu che mi sono sciroppato con entusiasmo negli Anni Zero) ma aggiungono un pizzico di varietà timbrica in più alla scaletta grazie a due percussionisti africani, che aiutano parecchio nei pezzi arrangiati (tempi dispari, incastri ritmici) e mi sanno un po’ di stucchevole (BONGHISTI AL LEONCAVALLO, e ho detto tutto) quando partono in solitaria. Comunque, una scaletta potentissima e d’impatto, grande risposta del pubblico, e salire sul palco dopo un’ora di violenza afro-percuss-sassofonistica del genere non dev’essere facile per nessuno.

No, una volta mi sono addormentato a un concerto. Ma era a teatro, c’era un bel teporino e i posti erano comodissimi.

Annunci

2 pensieri riguardo “Il ritorno delle foto approssimative e delle recensioni vecchiettiste: Mombu + Rangda, Milano 12 ottobre 12

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...