Un pugno di motivi per cui “Crossfire Hurricane” è un gran pezzo di documentario

Jagger1

La scelta di fare intervenire i Rolling Stones (tutti anche Wyman e Taylor) soltanto come voci fuori campo: così il montaggio video non singhiozza, quella che vedi sullo schermo è una storia lineare – prologo escluso – che non saltabecca tra passato e presente. Per dire, se non ricordo male nella Anthology dei Beatles il lungo video di Hey Jude è interrotto dal faccione di Paul che la commenta a distanza di quasi trent’anni.

La scelta – fatto salvo il breve epilogo dopo che Jagger dice “non puoi essere giovane per sempre” – di interromperre il racconto alla soglia degli anni Ottanta, quando i Rolling Stones entrano negli stadi: “non eravamo più pericolosi, era più una questione di divertimento, di spettacolo” (cito a braccio, probabilmente sbagliando, ma il senso è questo). Non avrebbe avuto senso raccontare trent’anni di normalizzazione e di automummificazione, e infatti non ce li raccontano (esclusa, ripeto, la parentesi finale tratta dal concerto filmato da Scorsese).

Si può anche fare a meno di piratare e vedersi tutto “Cocksucker Blues“, gli estratti mescolati al resto del repertorio video funzionano alla grande. E non si perde la sensazione di noia e nausea e vuoto esistenziale tra un concerto e l’altro che era la cifra della tournée immortalata dal documentario, anzi, ci sono i Rolling Stones del 2012 a commentare, da superstiti, i se stessi del 1972.

La sequenza dedicata a Altamont mette i brividi (non ho visto Gimme Shelter e non so se ci sia materiale nuovo o montato diversamente ma fa lo stesso).

Un sospetto, grosso: che il RUOCK che finirà nei libri di storia tra un secolo sia quello che comincia appena prima degli anni Sessanta e finisce all’alba degli Ottanta. Questo non significa che oggi dovremmo sentirci obbligati a venerare una generazione di guru settantenni (anzi, da parte mia la risposta è no), ma soltanto che il genere è codificato in quello scorcio temporale ed è lì che dà il suo meglio, che la mitologia (vorrei poter trovare un termine migliore ma non mi viene) e i cliché stanno tutti in quei venti e rotti anni.

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