Dischi dell’anno? Dischi dell’anno.

Dunque, non è una vera classifica, nominerò un DISCO DELL’ANNO e tutti gli altri secondi a pari merito. Poi, non la faccio con velleità enciclopediche, ché di gente che compila liste e scrive ancora recensioni è piena Internet e normalmente per dire che cosa mi piace e perché in un attimo, in diretta, a chi mi bazzica in Rete ci sono piattaforme molto più comode. Poi ancora, non ho tempo né voglia di azzardare contestualizzazioni troppo raffinate, quello è un mestiere da giornalisti e qui è perlopiù questione di autoanalisi e riassunto a uso personale con la scusa del narcisismo da blog. Il presupposto è che la proliferazione dei social network-di-qualunque-cosa sta puntellando un equilibrio nuovo e un po’ più chiaro all’interno delle Cose di Internet: da una parte le istantanee degli aggiornamenti di stato, dall’altra roba che senza essere l’articolo lungo è scrittura su qualcosa e non necessariamente cronaca di. Quindi, più che una classifica una specie di guida all’ascolto, con link a compilation ad hoc caricata su 8tracks (saltate alla fine se vi pare troppo lungo).

Il disco dell’anno è BONE di degli A GIANT DOG.

Hanno un solo difetto: che praticamente non esistono. Nel 2013 dubito che abbiano suonato più di dieci volte dal vivo, sono un passatempo di gente che suona in OBN IIIs, Bad Sports, Bobby Jealousy, tutti impegnati con i loro dischi tra fine anno scorso e quest’anno. Ah, poi l’articolo indeterminativo nel nome che è una roba che non sopporto. In ogni caso, il disco dell’anno, come quasi tutti i miei dischi dell’anno, è difficile da spiegare senza dire la banalità: non c’è un pezzo brutto, fila dritto dall’inizio alla fine, la scaletta è impeccabile, si ascolta benissimo in macchina a cento all’ora, quando lo metto su in pubblico qualcuno chiede sempre “chi sono?”. Genere: RUOCK conciso. Motivo bonus 1: hanno la cantante più buffa del mondo. Motivo bonus 2: c’è un pezzo che si chiama NUTRIA, l’animale simbolo della bassa lodigiana, roba che se avessimo le targhe personalizzate per provincia, all’americana, ci sarebbe scritto LODI – THE NUTRIA STATE.

Il resto degli ascolti si è concentrato, come succede ormai da 3-4 anni, sul fronte canzonette: powerpop, garage punk, garage garage, ritornelli. Non è certo roba da carbonari, anzi, ed ecco i nomi più caldi dell’anno per quanto mi riguarda (niente link, fate voi):

Warm Soda – Someone For You [glam-fuzz scheletrico ma zeppo di ritornelli]
Cool Ghouls – Cool Ghouls [roba virata più sul country, ci sono molto affezionato perché li avevo nelle cuffiette le prime volte che, all’inizio di quest’estate, ho provato a uscire a correre]
Mikal Cronin – MCII [sta per fare il salto nel mainstream, se fossimo stati nel 1998 lo avrebbe fatto, il disco non è certo una bomba assoluta come il primo, anzi, è troppo virato grunge e ambizioso, ma cinque canzoni su dieci sono splendide]
Hunx & His Punx – Street Punk [Genere: fumetti in carne e ossa, venticinque minuti di sovraccarico sensoriale punk prima maniera]
Thee Oh Sees – Floating Coffin [Tra dieci anni ne parleremo come di uno dei gruppi cardine di questi anni, per incoerente coerenza stilistica e capacità di sintesi, non so quanti altri siano stati capaci come loro di mettere d’accordo fan della psichedelia, garagisti con il patentino, hipster curiosi e gente che vuole solo rockeggiare]
Nobunny – Secret Songs [Concerto perduto più rimpianto dell’anno, sembra un pirla ma è il più ramonesiano di tutti]
Cheap Time – Exit Smiles [Continua il percorso di Jeffrey Novak verso la sintesi perfetta tra Brian Eno versione Warm Jets e i Saints, protopunk glam raffinato e ruggine – per inciso, concerto dell’anno]
Primitive Hearts – High and Tight [Non è tanto il fatto di scrivere le canzoni di tre accordi: è il non scazzarli, quegli accordi, e il saper mettere insieme canzonette appiccicose al punto giusto]
Glitz – It’s Glitz! [Stesso discorso dei Primitive Hearts, con meno Ramones e più power pop generico]
Dirtbombs  – Ooey Gooey Chewy Ka-Bloowey! [Il disco di cover dance non me l’ero filato, questo di pezzi smaccatamente bubblegum è impeccabile. Non i Dirtbombs al loro massimo ma tutto sommato meno coperto di quanto avrebbe dovuto]
Oblivians – Desperation. [Un disco nuovo degli Oblivians, cos’altro dovrei dire?]
Mike Donovan – Wot [Quest’anno si sono sciolti i Sic Alps, e ne ho anche scritto. Poi Mike Donovan da solista ha fatto un album che è per metà Sic Alps acustico, quindi bello, per metà una roba degna di Chilton/Bell/Epic Soundtracks, quindi bellissimo. Scommetto due euro che il prossimo sarà un capolavoro]
Adam Widener – Vesuvio Nights [Altro pretendente alla corona di King of Power Pop attualmente in testa a Gentleman Jesse, uscito troppo tardi, lo sto ancora digerendo]
Ketamines – You Can’t Serve Two Masters [Eterogeneo rispetto alla media delle canzonette ma con quel retrogusto Nuggets che fa sempre il suo]
Fuzz – This Time I Got a Reason / Fuzz’s 4th Dream (Singolo) [L’album boh, bello ma troppo inchiodato allo schema Blue Cheer e oltretutto sono stanco di sentire Ty che canta come un Chipmunk; i due singoli che l’hanno anticipato sono molto più ganzi, specie questo che sul lato B ha il riff dell’anno]
The Go – Fiesta [Prolisso ma quando è bello è stupendo]
Bad Sports – Bras [Quello prima era eccellente, questo semplicemente bello, genere: power pop da autopista]
FIDLAR – FIDLAR [Altro caso di roba che nel 2013 è garage e nel 1997 sarebbe stata in heavy rotation su MTV]
Bill Callahan – Dream River [Meriterebbe più spazio e più parole, lo so, ma non ho ancora finito di capirlo bene. Di sicuro, se oggi c’è uno che sa come arrangiare le parole e le canzoni, oggi, è lui]

Per il resto ho ascoltato allo sfinimento chitarristi solitari che nel 2013 non hanno inciso niente essendo morti o vecchissimi (su tutti John Fahey, Jack Rose, Leo Kottke, Bill Orcutt – lui nel 2013 un disco l’ha fatto – ma ce ne sono altri) e inaugurato questo che chissà da che parte andrà.

Infine, la compilation con la roba di cui ho scritto e qualcos’altro da dischi che non mi hanno fatto impazzire malgrado contenessero qualcosa di buono, talvolta ottimo (Mark Lanegan, Eleanor Friedberger, Kelley Stoltz).

Buon 2014

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2 pensieri riguardo “Dischi dell’anno? Dischi dell’anno.

  1. E’ vero, ognuno ha sempre nel cuore la propria classifica personale e come tale è bella proprio per questo. Chiamiamolo gioco così ci divertiamo di più… ma alla fine il bello di tutto questo è proprio l’amore per la musica e ognuno di noi vive per questo amore!

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