Il concerto di Luca Carboni (Foto insomma e recensioni che vorrebbero esserlo)

Lunedì sera, 10 febbraio 2014 sono andato a sentire Luca Carboni. O meglio, a vederlo, perché ho scoperto una cosa: quel genere di concerti, i concerti mainstream di certa musica leggera italiana, sono esibizioni nel senso letterale della parola, cioè, l’artista si esibisce, si mostra, e canta normale, con pregi e difetti della sua voce, su basi normali, cioè suonate senza mezza sbavatura – e senza il minimo spazio per l’improvvisazione – da musicisti esperti e competenti.

Non sapevo cosa aspettarmi, lunedì, e tuttora non so quanto e se mi sia piaciuto: da quattro giorni mi ronza in testa che devo scrivere qualcosa del concerto di Luca Carboni, perché erano 25 anni e mezzo che volevo vederlo dal vivo (la prima volta che sperai di poter andare a un suo concerto erano i primi di luglio del 1988, avevo dodici anni e suonava allo stadio comunale di Sant’Angelo Lodigiano, LO, all’epoca ancora MI, ascoltai l’eco di Farfallina quattro chilometri di curve e campi più in là, grazie al vento). Ma da quattro giorni giro intorno alla questione e non so cosa dire: è come se per due ore avessi visto il Festivalbar su uno schermo 3D con ospite unico Luca Carboni. Che ha interpretato un bel repertorio (molte canzoni da Dustin Hoffmann Forever, specie nella prima parte) ma non mi ha dato granché.

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(l’armata rossa)

Il problema è tutto nelle mie aspettative, sbagliate: adoro la musica leggera italiana che ascoltavo da piccolo, un po’ perché è la musica della mia infanzia e preadolescenza, un po’ per meriti oggettivi (e Carboni è uno che ha meriti oggettivi, come Rispetto di Zucchero nonostante quello che è venuto dopo), ma negli anni sono diventato troppo snob e tendente alla mitologia spiccia del mio quotidiano – nel quale Luca Carboni è un eroe celeste che sconvolge il me dodicenne dicendo faremo un mucchio di peccati o parlando di quell’eroina che aveva appena finito di sterminare l’80% dei “grandi” di una generazione e mezzo prima della mia – per capire cosa poteva aspettarmi al Teatro degli Arcimboldi, Milano, il 10 febbraio 2014.

Dal 1987 in poi ho fatto crescere in vitro un’idea di Luca Carboni che è: Buoni i primi due dischi, eccellente il terzo omonimo, ottimo il quarto. Poi basta, giusto il finale de L’amore che cos’è e le strofe di Mi ami davvero e quasi tutto Le Band si sciolgono dignitosissimo ritorno all’eccellenza dopo anni. Carboni, quello con Fisico bestiale e Mare mare, non mi piacque granché all’epoca (a sua discolpa, arrivò nell’estate dei sedici anni in cui scoprii troppe altre cose) e non l’ho mai più rivalutato. E qui casca l’asino, perché il Carboni del 2014 è sì il ragazzo capace di fare un passo di lato rispetto ai vari Dalla & c., ma anche e soprattutto quello che è diventato negli ultimi vent’anni di carriera su trenta, quello che non sempre ha azzeccato i dischi e i pezzi, quello che tutti conoscono per Fisico bestiale e Mare mare (e magari non sanno neanche bene Sarà un uomo che lunedì sera è stato l’unico, vero, intensissimo momento di commozione, per quanto mi riguarda). E abbiamo voglia, noi che crediamo di saperne, a voler salvare il salvabile (per citare Bennato, un altro che dopo un pugno di dischi eccelsi a inizio a carriera ha fatto la fine che ha fatto).

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(grazie a Vale che è rimasta 45 secondi col cellulare puntato per fare la foto alla frase completa)

Quindi: divertente per mettere piede a teatro e ascoltare un Concerto Italiano, toccante per quei 4-5 pezzi su 20 che ha fatto, straniante quando la gente gli urlava VAI LUCA in momenti di assoluta stasi, quasi come a un ciclista in fuga solitaria in una gara non competitiva, o quando tutti si sono alzati perché FINALMENTE IL CONCERTO STAVA FINENDO E SI POTEVA BALLARE.

[Prossimamente: una vera recensione di Luca Carboni + elogio senza un briciolo di ironia o sarcasmo alla grande musica leggera italiana; perché Rispetto di Zucchero è un grandissimo disco; Television a Milano, ovvero il prossimo concerto in cui metterò a dura prova l’idea che mi sono fatto di un gruppo e di un disco che mi coccolo da una vita nella fantasia]

Ultima cosa: Luca parlava tra un pezzo e l’altro, chiudevo gli occhi e mi sembrava di sentire Tiziano Sgarbi.

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2 pensieri riguardo “Il concerto di Luca Carboni (Foto insomma e recensioni che vorrebbero esserlo)

  1. Io sono proprio troppo snob sui cantautori italiani – specie del periodo in cui ero già “grande”. Comunque ai Television ci vediamo (un po’ ho paura, ma pare che i concerti in Inghilterra siano stati bellissimi).

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