Il disco dei Blur nelle parole di un fan ritardatario

Insomma nel casino attuale ho la sensazione sempre più netta che certe recensioni istituzionali/ingessate di dischi e dei prodotti culturali in genere mi diano sempre meno, che l’oggettività e il cosiddetto “canone” siano concetti sempre più vaghi (troppi contesti diversi in relazione ai quali si prendono le misure all’oggetto recensito) e che leggere o ascoltare  il parere di qualcuno su qualcosa significhi sempre più spesso leggere a mo’ di cartina al tornasole chi o cosa è/può darmi quel qualcuno in relazione a quel qualcosa.

Questa premessa-scoperta dell’acqua calda a chiarire perché l’ultimo disco dei Blur non mi risulti brutto. Può darsi, per esempio, che sia merito del semplice fatto che la mia storia personale non rispetta le tappe tradizionali  dei fan o semplici aficionados del gruppo. Per dire, tra il ’94 e il ’97 preferivo gli Oasis (ancora mi chiedo perché) e, pure in seguito, dei Blur ho sempre subito la musica (dalle autoradio, dalla Tv) anziché entrarci, tranne un breve e nemmeno troppo intenso interessamento per Blur, che aveva tra i suoi pregi quello di essere influenzatissimo dall’indie americano che all’epoca per me contava mille e mille volte più del britpop.

Fino a Blur, per dire, il mio rapporto con i Blur si era limitato a qualche ricordo sbiadito del video in cui rovinavano un pranzo tirando roba da mangiare (“e comunque sono meglio gli Stone Roses”), l’incipit della recensione di RumoreModern Life is Rubbish (“Uccideremo il fenomeno baggie“, confesso che ci misi un bel po’ a capirla), un passaggio dal vivo a un festival di Sonoria i cui pezzi da 90 erano certi vecchioni a cui ancora davo corda o cercavo di darla vent’anni fa, il mio solito giudizio aprioristico sbagliato (vedi alla voce 883) quando di fronte al video di Girls & Boys profetizzai “ma dove vogliono andare co’ ‘ste canzoncine”. Ah, avevo anche ammesso, con in testa le cuffie di una postazione d’ascolto al Virgin Megastore di Milano, che “a fare il pop sono bravi ma boh” (da Luca stronca The Great Escape, memoriale inedito), ma per il resto, ripeto, fino al 97-98 solo tiepidissimo interesse.

La cosa non cambiò nemmeno troppo con 13 e quello dopo: bella e tutto Tender ma d’istinto e per snobismo (gli espositori pieni nei megastore: vade retro, scappo subito a vedere se è uscito qualcosa di nuovo di John Zorn) stavo lontano da quel disco (oggi lo considero un classico malriuscito, figlio del suo tempo difettoso e in quanto tale affascinante), cominciava a esserci il post rock oppure dio sa cos’altro ascoltassi all’epoca, mentre Think Tank non me lo sono proprio filato di pezza, erano pure rimasti in tre perdendo per strada quello che d’istinto mi sembrava il più simpatico e poi, santo cielo, ero stato a Londra e avevo scoperto Banksy, e questi qui Banksy lo avevano in copertina, nononnò, l’avevo scoperto io (sì certo), era roba mia, non dei Blur.

A ogni modo, quello che mi stava d’istinto più simpatico è quello che poi ha fatto almeno due dischi di cui, a prescindere dai Blur, mi sono innamorato perso e grazie ai quali sono rientrato, di sbieco, nella discografia integrale del suo gruppo-mamma, consumandola da vero ascoltatore avido soltanto negli ultimi 4-5 anni.

(Trafila completa: download massiccio di tutto lo scaricabile, heavy rotation diurna e notturna, visti dal vivo l’anno scorso a Milano R, comprato il Box Set, sparato sentenze come se vent’anni fa girassi esclusivamente in Fred Perry, laddove in cima alla mia heavy rotation del 1995 ci sono Pavement e Throwing Muses e probabilmente i Primus).

(Specularmente, l’Indie americano di cui mi ammazzavo vent’anni fa non lo tocco quasi più, mi ha dato troppo e lo ha fatto relativamente a un periodo troppo preciso della mia vita)

(Specularmente, c’è un altro gruppo che nei Novanta mi sono perso totalmente e che oggi amo, alla follia, molto più dei Blur: i Super Furry Animals. Anche loro a un certo punto ho deciso di ascoltarli per bene dopo un disco solista, il primo di Gruff Rhys, ma questa è un’altra lunga storia)

Chiaro che, viste queste premesse, The Magic Whip fosse il primo disco dei Blur per cui mi sono detto “ah, fico, non vedo l’ora che esca”. Ultimamente lo sto ascoltando abbastanza spesso e non lo trovo brutto, anzi.  Trovo che abbia una bella storia da raccontare, e probabilmente la cosa va al di là della musica.  Forse, a voler spaccare il capello in quattro, e se non trovassi un po’ abusata l’idea milleusi di narrazione, direi che a farmi venire voglia di “entrarci”, in questo disco, è il pacchetto completo: l’aneddotica sulle session di registrazione a Hong Kong, i testi ancorati a quel preciso momento e luogo, la mitologia vera, falsa o presunta delle dinamiche relazionali in un gruppo pop (che diciamolo, nel pop ha sempre fatto metà del lavoro), il calibratissimo lancio su tutti i mercati e piattaforme un pezzettino alla volta, il concerto a numero chiuso in differita una tantum su youtube (e conseguente leak dei pezzi nuovi, ma suonati dal vivo), insomma, mi piace che a fronte della polverizzazione estrema del modo in cui circolano la musica e le informazioni sulla musica ci sia ancora in giro dell’ottimo marketing mainstream, fatto dai buoni anziché dagli U2.

Poi, oh, questa oretta di musica con il gelato in copertina il suo senso ce l’ha, per quanto mi riguarda, ed è apparentatissimo agli ultimi dischi solisti di Albarn e Coxon (sì, anche Coxon: A+E ha dentro roba storta, sintetica e ripetitiva come raramente prima; Everyday Robots l’ho ascoltato poco, non ero dell’umore). Qui, fossimo in una recensione istituzionale/ingessata, dovrei dilungarmi sul quid, ma so che tanto l’avete ascoltato già tutti. Mi piacciono in particolare I Thought I Was a SpacemanPyongyang, e pure Ong Ong  che sembra una cazzata e invece trovo struggente, ascoltate bene il testo.

(La bozza era nata come risposta alla recensione di Bastonate, ma i commenti erano chiusi e mi sono impantanato qui)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...