Immagine

Psicogeografia? #2

Annunci

Teste piene ossa intere: Ty Segall Band, Bologna, 25/07/12

(volti nuovi del rock)

Ho sempre desiderato vedere gli Hawkwind, Jay Reatard e i Mudhoney sullo stesso palco, compressi in un’oretta di concerto. Ah, sto parlando di Ty Segall, e del fatto che non è più roba da puristi del garage, e non ancora (spero che non lo diventi mai) da revivalisti del fuzz anni Novanta. Credo che Segall si trovi, in questo momento, in uno stato di grazia che gli permette di infilare nella stessa scaletta tutte le idee su cui ha imperniato fasi diverse della sua carriera (il garage, il pop sgangherato, la psichedelia retrò senza orpelli da vecchi muffosi) con un tiro, un’energia, una coerenza e una grana originale di fondo che ho visto poche altre volte così da vicino. E quando dico vicino intendo “facendo a spallate in prima fila per non perdere la posizione”. Ecco, credo che per un bel po’ di tempo – e intendo anni – assocerò l’idea di “rock” al concerto di Ty Segall, anzi, della Ty Segall Band, a Bologna.

Inserire qui una serie di luoghi comuni sulle proprietà catartiche del rock – declinate nel senso di ‘empatia-o-qualcosa-del-genere con gli altri fan come te e con il gruppo che suona, mica adorazione del santino sul palco’ e una meditazione sul tema  ‘finché girano gruppi giovani con le chitarre come questo c’è ancora speranza’. Chiudere con commento sarcastico a caso.

E per un resoconto più ragionato su Ty Segall, i suoi dischi e i suoi concerti italiani, arrivederci alla prossima puntata di “Piccoli fans”.

Al quattordicesimo posto

Eleanor Friedberger – Last Summer. Che ci volete fare, ho un debole per lei dal 2003 e non vedevo l’ora che facesse un disco normale con strofe ritornelli e senza contorsioni, lontano dalle stramberie del fratello (vedi qui). Per di più questo è il disco “discesa al mare/ritorno dalla spiaggia” dell’anno, un posto in classifica era obbligatorio.