Io e i Sic Alps, 2008-2013 (con foto brutta)

sicalps013

Ho letto stamane che si sono sciolti. Da un mesetto avevo sulla punta della lingua il solito reportage farlocco dal concerto + foto a caso con il cellulare, ma l’unica somma che riuscivo a tirare era che ormai i Sic Alps sono (erano) diventati un gruppo ruock a tutti gli effetti, e sono (erano) arrivati al termine di una parabola che li ha portati senza soluzione di continuità dallo shitgaze/lofi delle origini al ruock, appunto, dell’ultimo Ep (esempio). Non una grande osservazione, ecco.

(Il concerto si è svolto il 27 giugno 2013 al Lo Fi di Milano, c’erano trenta persone compresi i Sic Alps).

Per dare al post un che di commemorativo, qualche link alle volte che si è parlato di Sic Alps da queste parti: uno (2008, ai tempi di Us E.Z.), due (cronaca di un concerto del 2008, quando giravano ancora in due), tre (cronaca di un concerto del 2011, quand’erano in piena transizione tra shit ruock).

Annunci

Quinto

Sic Alps – Napa Asylum. Skip Spence, Skip Spence, Skip Spence, Skip Spence, Skip Spence, Skip Spence, Skip Spence, Skip Spence, lo-fi uscita dal 1994 che potrebbe essere hippie se la parola avesse ancora un briciolo di senso, Skip Spence, Skip Spence, Skip Spence, Skip Spence, Skip Spence, Skip Spence, Skip Spence.

(Qui una recensione del concerto)

Foto improbabili e recensioni così così: Sic Alps, Dauntaun, 11 settembre 11

Il pubblico era talmente hip che non ho visto nessuno scattare foto con l’iPhone, e c’era soltanto una tizia con la gonna di pelle e la reflex al collo. Io stesso, intimorito, non ho portato a casa neanche un’istantanea. A tratti, perlomeno all’inizio, sembrava di stare al Plastic, ma con la puzza di fogna e l’umidità dei sotterranei del Leoncavallo.

Quanto ai Sic Alps, hanno cominciato con “Everywhere, There” e suonato questa cover: tanto sarebbe bastato per mandarmi a casa contento. La formazione a quattro garantisce un bel tiro senza scadere nel rock pacchiano, Mike Donovan canta benissimo, la scaletta è snella con le canzoni giuste al posto giusto, impennata dalla fase centrale alla fine – con quasi tutti i pezzi pseudo-acustici più ganzi da “Napa Asylum” più una manciata di chicche dal passato. Pollice verso per il banchetto dei dischi, non c’era un tubo a parte lo split con i Magik Markers e la cassetta STEREO 8 di U.S. Ez.

Quello che so è che ascoltare un concerto a Milano sta diventando sempre più difficile.